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Federico Rossi
L'11 novembre 1941, nel combattimento di Gorlowka- Nikitowka (fronte russo) alla testa del suo plotone cadeva il Tenente Federico Rossi del XX ° battaglione / 3° Reggimento Bersaglieri, Medaglia d'argento al Valor Militare " alla memoria ". L'epilogo della sua breve esistenza racchiude la voce dell'ardimento e dello sprezzo del pericolo con cui affrontò ostacoli ed asprezze sino al supremo sacrificio nell'adempimento di un dovere consapevolmente vissuto quale mandato spirituale. Figlio unico di Silvestro e di Giulia Rettanni, nato a Monza il 12 settembre 1916, Federico abitò coi genitori in via Matteo da Campione al n. 10, frequentando il triennio inferiore al ginnasio "Bartolomeo Zucchi" della nostra città negli anni 1926 -1929. Chi scrive lo ebbe indimenticabile compagno di banco. Unanimemente si ricorda Federico come un giovane assorto, adorno di spontanee bontà,e generosità, distinto per studiosità selettivamente portata alla riflessione e al rigore delle scienze matematiche : ore severamente trascorse sui libri, come allora era in uso,senza tuttavia omettere una conveniente attività ginnico-sportiva. Diplomatosi successivamente in ragioneria, fu iscritto alla facoltà di Scienze Economiche e Commerciali dell'Università "Luigi Bocconi" di Milano, che doveva conferirgli la distinzione di "Dottore Honoris Causa alla Memoria". Responsabilmente iniziato il lavoro presso un istituto bancario pur attendendo agli studi, non rinviò il servizio militare e dopo i corsi della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento di Bassano del Grappa, fu nominato Aspirante Ufficiale, indi Sottotenente, assegnato al 9° Reggimento Bersaglieri. Richiamato alle armi nel 3° Reggimento Bersaglieri al comando del leggendario Colonnello Aminto Caretto, nell'inquadramento della 3° Divisione Celere "Principe Amedeo Duca D'Aosta", partecipò alle fulminee operazioni offensive sul Fronte Jugoslavo - Balcanico, in Dalmazia fino a Traù , in Croazia fino a Gospic, Knin , Signij, Dvar , in Bosnia sino a Bosanski -Petrovac. Quantunque le condizioni famigliari gli consentissero di potersi trattenere al Deposito di Milano, nell'estate 1941 è in partenza con le grandi unità dello C.S.I.R. (Corpo di Spedizione Italiano in Russia). Le sue smaglianti doti fisiche e morali avevano condotto ad un magnifico livello addestrativi il suo plotone, cui aveva infuso la carica del suo entusiasmo : di pronto intuito, di carattere aperto, sempre sorridente e sempre pronto, sembrava non risentire fatica, esempio vivido ai suoi bersaglieri avvinti dalla schiettezza dell'indole che già lo aveva contraddistinto fin dall'adolescenza. Immediatamente ebbe modo di segnalarsi durante la difesa del Nipro, sventando un tentativo di infiltrazione nemica, catturando armi e prigionieri. Negli aspri combattimenti di Uljanova-Krutojarka, fu all'attacco ed alla occupazione della località, gagliardamente mantenendola nonostante gli iterati contrattacchi. Nella zona di Rikowo si offriva volontario per un ardito colpo di mano sulla stazione di Wolinje, da cui il nemico molestava in continuità il nostro schieramento: il plotone Rossi, occupata di sorpresa la stazione, a lungo inseguiva il nemico, catturando armi e prigionieri. Conferimento di Encomio Solenne, di cui è rammarico non reperire la motivazione. Ma le doti di ardimento, di valore, di spirito di sacrificio del tenente Rossi dovevano rifulgere di nuova vibrante luce nella giornata i Gorlowka Nikitowka dell'11 novembre 1941, cruento scontro che annoverò 60 caduti, oltre 200 feriti tra cui 12 ufficiali, ivi compresi 2 comandanti di compagnia. Quivi il XX° Battaglione , mentre si disponeva alla base di partenza presso la ferrovia nord di Gorlowka per l'azione atta a svincolare l'80° Reggimento di Fanteria della Divisione Pasubio, comandato dal Colonnello Chiaramonti, accerchiato da preponderanti forze nemiche a Nikitowka, veniva attaccato da forti contingenti nemici con intenso fuoco di armi automatichee mortai. Il Battaglione, impetuosamente scagliato al contrattacco, vedeva tra i primi, incurante dello sbarramento di fuoco, il Tenente Rossi alla testa dei suoi bersaglieri. Riavutosi dalla sorpresa, il nemico reagiva con subitanea offensiva contro il fianco destro dei nostri reparti, scoperto nell'impeto dell'attacco frontale. E qui rifulsero le doti di iniziativa,e di strenuo ardimento di Federico Rossi, che istantaneamente fronteggiando la minaccia con lancio di bombe a mano e all'arma bianca contrassaltava il nemico costringendolo al ripiegamento. Colpito gravemente da una raffica di mitragliatrice, persisteva nell'azione incitando con l'esempio i suoi bersaglieri sinchè stremato non si abbatteva al suolo. Ricusava però ogni cura e accondiscendeva ad essere sgombrato soltanto a situazione stabilizzata. Durante il trasporto, presentendo prossima la fine, si premurava di impartire ogni disposizione per il successo dell'azione, incurante di sé e solo pensoso del suo reparto, dei suoi bersaglieri, dei superiori, con fiere parole offrendo la giovane vita alla Patria in auspicio della Vittoria. Le vestigia furono piamente composte nella fossa n. 15 del camposanto militare di Jussowo a cura del tenente cappellano Pasquale Ferrari di Milano. Le notizie sono attinte dal memoriale stilato dal comandante del XX° Battaglione / 3° Reggimento Bersaglieri Maggiore in s. S:M: Alfredo Tarsia (poi Generale), il quale, per la costanza di consapevole valore, per le chiare virtù militari e lo stoico contegno nell'imminenza della morte inoltrò ai superiori comandi la proposta di concessione di medaglia d'oro al Valor Militare "alla memoria",con motivazione che lapidariamente scolpisce la smagliante personalità dell'Eroe. "Ufficiale dotato di altissimo spirito bersaglieresco ed entusiasmo, volontario in numerose ardite azioni di pattuglia, sempre pronto e sempre il primo ovunque c'era una difficoltà da vincere o un pericolo da affrontare, essendo la propria compagnia impegnata nell'attacco a forti posizioni nemiche, sotto la violenta reazione di armi automatiche ed artiglierie, accortosi che un reparto avversario tentava di attaccare sul fianco, lo contrassaltava di iniziativa e lo respingeva con perdite. Colpito gravemente, persisteva nell'azione incitando i suoi bersaglieri finchè non cadeva stremato di forze. Durante il trasporto al posto di medicamento, conscio della sua prossima fine, impartiva disposizioni per la riorganizzazione del proprio plotone e rivolgeva l'ultimo pensiero ai compagni, ai superiori e alla Patria. Nobile esempio di attaccamento al dovere ed Amor di Patria."
Attacco di Nikitowka, giorno 11.11. 1941 Nonostante ogni indiscutibile evidenza, la adeguata proposta di attribuzione della massima ricompensa al Valor Militare di fronte a tanto eroismo non ebbe accoglimento presso i superiori organi burocratici : alla memoria del Tenente Rossi fu conferita la Medaglia d'argento al Valor Militare (della motivazione, a pag,. 451, si fregia " l'albo d'oro " della federazione provinciale milanese dell'Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valor Militare, anno 1985). E qui, con accorata amarezza non è fuori luogo l'affermazione che ogni commento è meramente superfluo. Una singolare vicenda ebbe a verificarsi circa la documentazione del supremo atto eroico. Estintasi la madre inconsolabile, signora Giulia Rettanni ved. Rossi, presso la Casa di soggiorno per madri e vedove di Caduti in guerra di Livorno, un complesso di scritti e fotografie riguardanti il figlio, casualmente rinvenuto in una pubblica discarica, attrasse l'attenzione di un benemerito osservatore, sensibile ai valori oggigiorno purtroppo scarsamente ritenuti degni di rispetto ed estimazione. La proposta di conferimento di Medaglia d'oro al V.M. alla memoria nel testo stilato per un Ufficiale monzese del 3° Reggimento Bersaglieri caduto sul fronte russo nel novembre del 1941, segnalata al Colonnello Donatelli presidente della Federazione provinciale livornese dell'Associazione nazionale bersaglieri, promosse il collegamento con la sezione "Luciano Manara " di Milano, e con la Federazione provinciale e la sezione milanese del l'Istituto del Nastro Azzurro, tra i cui associati, alcuni dei quali commilitoni di Federico Rossi nei ranghi del 3° Reggimento Bersaglieri durante la campagna di Russia -in particolare evidenza il colonnello Mario Tonalini - sorse il volere di onorare l'eroico ufficiale sottraendone il ricordo all'ingiusto oblio. Con austera cerimonia,una semplice pergamena, con l'incisivo dettato della proposta - inevasa ! - dell'allora Maggiore Tarsia, fu esposta il 19 dicembre 1987 nel Sacrario del 3° Reggimento Bersaglieri presso la caserma "Goffredo Mameli " di Milano (via Suzzani 125), sede del XVIII° Battaglione Bersaglieri "Poggio Scanno", donde in seguito la testimonianza fu definitivamente affidata alla sede monzese degli Ufficiali in congedo. Una ben determinata volontà di celebrare nella sua città l'eroico bersagliere si espresse nell'aspirazione di dedicare al tenente Federico Rossi la sezione monzese dell'Unione nazionale Ufficiali in congedo d'Italia, i cui aderenti assumono i doveri della testimonianza per eventi e personalità quali contributi storici; del suffragio ai Caduti come insostituibile movente etico verso coloro -i migliori ! - che senza nulla chiedere generosamente attingendo il supremo sacrificio rifulgono nell'assoluto della morte. L'accoglimento dell'istanza di intitolazione, tempestivamente accordato dalla Presidenza nazionale dell'UNUCI il 15 aprile 1989, si tradusse in motivo di autentico compiacimento per gli ufficiali monzesi, consapevoli che l'intitolazione definitivamente sottrarrà alla dimenticanza, all'indifferenza dell'oblio la memoria di tanto valore: esemplificazione di gloria di fronte a tutta la popolazione, particolarmente alle giovani generazioni.
Alessandro Minozzi
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